Questa Segreteria Provinciale di Venezia UNARMA intende portare formalmente all’attenzione dei superiori livelli di comando una situazione di grave e sistematica criticità nella gestione del personale in servizio presso la Stazione Carabinieri di Venezia San Marco, che si protrarrebbe ormai da tempo senza che siano stati adottati adeguati interventi correttivi.
Quanto rappresentato non configura episodi isolati o contingenti, bensì prassi consolidate che incidono negativamente sui diritti, sul benessere, sulla dignità professionale e sulla serenità lavorativa dei militari in forza al reparto.
Pur risultando formalmente esposta la programmazione bisettimanale dei servizi, come previsto dalle disposizioni vigenti, nella pratica essa verrebbe frequentemente disattesa per la maggior parte del personale. Le variazioni risulterebbero numerose e non sempre riconducibili a reali e documentate esigenze operative sopravvenute, con la conseguenza che la programmazione si ridurrebbe a un adempimento meramente formale, privo di effettiva stabilità e prevedibilità. In particolare, la designazione del militare addetto al servizio interno di caserma e dei sottufficiali di giornata risulterebbe effettuata direttamente dal Comandante secondo criteri non oggettivati e non inseriti in un sistema di rotazione trasparente e verificabile.
Non appare garantita una rotazione equa dei servizi tra il personale. L’assenza di un reale “giro” determina una distribuzione non omogenea degli incarichi e dei carichi di lavoro, con reiterata assegnazione di determinati servizi agli stessi militari e conseguente percezione diffusa di disparità. Tale modalità gestionale compromette il principio di equità e contribuisce a un clima interno non sereno.
Ulteriore criticità si riscontra nella gestione del riposo settimanale e dei relativi recuperi. Per la maggior parte dei militari, il riposo settimanale maturato e da recuperare non viene accorpato al successivo riposo, soluzione che garantirebbe un’effettiva continuità del recupero psicofisico, ma viene invece collocato in giornate alternate rispetto ai normali giorni lavorativi. In numerosi casi tale collocazione avviene d’iniziativa, senza preventiva concertazione con il militare interessato. Questa frammentazione del recupero ne riduce l’utilità sostanziale e incide negativamente sulla possibilità di pianificare la vita familiare e personale.
Si segnala inoltre una prassi consistente nell’inserimento dei riposi sul memoriale in prossimità della loro fruizione. Tale modalità produce effetti concreti anche sotto il profilo economico, poiché la gestione tardiva delle annotazioni e delle variazioni di servizio determina in diversi casi la mancata maturazione o il mancato riconoscimento dell’indennità di compensazione prevista per le modifiche della programmazione, con conseguente danno economico per il personale interessato. Il militare si trova così a subire variazioni effettive dell’impiego senza poter beneficiare della tutela economica prevista dall’ordinamento.
La collocazione dei servizi e della reperibilità in prossimità dei giorni destinati al riposo contribuisce, nella sua reiterazione, a comprimere sostanzialmente il diritto al recupero psicofisico. Il riposo, in tali condizioni, risulta formalmente attribuito ma sostanzialmente svuotato di contenuto.
Le prassi descritte stanno determinando un progressivo deterioramento del clima lavorativo. I militari non operano in un contesto sereno, ma in una condizione caratterizzata da incertezza organizzativa, assenza di criteri trasparenti nella distribuzione dei servizi e mancata concertazione su istituti che incidono direttamente sulla vita privata.
Non può infine non destare perplessità il fatto che una situazione così strutturata e reiterata nel tempo non abbia determinato interventi correttivi da parte di chi è preposto alla vigilanza e al controllo della regolarità gestionale del reparto. La persistente assenza di verifiche efficaci rischia di legittimare implicitamente modalità organizzative non coerenti con i principi di trasparenza, equità e tutela del personale che devono ispirare l’azione dell’Arma dei Carabinieri.
Alla luce di quanto esposto, questa Segreteria Provinciale chiede che venga disposta una verifica sulla regolarità della gestione dei servizi presso la Stazione Carabinieri di Venezia San Marco, che siano introdotti criteri oggettivi e trasparenti di rotazione, che sia garantita una corretta gestione dei riposi e dei recuperi in conformità alla normativa vigente e che venga accertata l’eventuale lesione economica connessa alla mancata o irregolare applicazione dell’indennità di compensazione, provvedendo al riconoscimento di quanto eventualmente spettante al personale interessato.
Ed è proprio in chiusura che si impone una riflessione che va oltre i singoli episodi e investe il senso stesso dell’esercizio del comando. Nella tradizione dell’Istituzione, il Comandante di Stazione viene descritto come un “padre di famiglia”: figura autorevole, punto di riferimento, garante di equilibrio e giustizia, capace di conoscere i propri uomini non solo come risorse operative, ma come persone.
Ma la paternità evocata dalla retorica non può diventare sinonimo di unilateralità. Un padre autorevole non distribuisce incarichi secondo logiche opache, non frammenta il riposo dei propri uomini, non lascia che l’incertezza diventi regola, non affida la serenità del reparto alla sola capacità di adattamento dei subordinati. Un padre giusto garantisce criteri chiari, rotazioni trasparenti, rispetto delle regole e tutela concreta.
I militari non sono “figli” chiamati ad accettare decisioni indiscutibili; sono servitori dello Stato, titolari di diritti sanciti dall’ordinamento, professionisti che portano sulle proprie spalle responsabilità operative e familiari. L’autorevolezza del comando non si misura nella discrezionalità, ma nella capacità di esercitare il potere nel rispetto della legge e della dignità delle persone.
Proprio per questo, si evidenzia sin d’ora che il presente comunicato è finalizzato esclusivamente alla tutela dei diritti del personale e al ripristino di corrette modalità gestionali. Esso non dovrà in alcun modo tradursi in ripercussioni, dirette o indirette, nei confronti dei militari in servizio presso la Stazione interessata, i quali hanno continuato e continuano a svolgere con senso del dovere e professionalità i compiti loro affidati.
Se la figura del “padre di famiglia” deve continuare a essere richiamata, lo sia nel suo significato più alto: quello di chi protegge, ascolta, equilibra e garantisce giustizia. Diversamente, la metafora rischia di trasformarsi in un alibi retorico dietro cui si cela una gestione che nulla ha di paterno e molto di arbitrario. La responsabilità del comando, infatti, non è solo verso i singoli militari, ma anche verso l’immagine e la credibilità dell’Arma dei Carabinieri, la quale si fonda sulla trasparenza, sulla legalità e sul rispetto della dignità di chi quotidianamente garantisce la sicurezza e l’ordine pubblico.
Venezia, lì 25 febbraio 2025
La Segreteria Provinciale di Venezia